TY  -  JOUR
AU  -  Madeddu, Fabio
AU  -  Di Pierro, Rossella
AU  -  Sarno, Irene
AU  -  Di Mattei, Valentina
T1  -  Nonsuicidal Self-Injury: aspetti generali e contributi<BR>sulla conoscenza del fenomeno in Italia
PY  -  2014
Y1  -  2014-05-01
DO  -  10.1710/1624.17652
JO  -  Infanzia e Adolescenza
JA  -  Inf e Ado
VL  -  13
IS  -  2
SP  -  94
EP  -  104
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1808
Y2  -  2026/05/26
UR  -  http://dx.doi.org/10.1710/1624.17652
N2  -  Premesse teoriche: Negli ultimi anni è stata dedicata una maggiore attenzione all’analisi dei comportamenti autolesivi, parasuicidari e tentati suicidi, che ha condotto ad una migliore specificazione terminologica e, successivamente, allo studio della relazione tra questi fenomeni con altre variabili. La ricerca si è soprattutto rivolta ai comportamenti autolesivi non suicidari, definiti come NSSI (Non-Suicidal Self Injury), volgendo successivamente l’attenzione allo studio di questi fenomeni all’interno di specifici quadri sindromici ed all’approfondimento delle motivazioni e delle possibili funzioni che questi comportamenti sottendono. Gli approfondimenti scientifici hanno, inoltre, permesso lo sviluppo di scale di valutazione ad hoc. Obiettivo: Il presente intervento ha come obiettivo il riesame delle linee diagnostiche principali emerse dalla ricerca empirica degli ultimi anni. Metodologia: È stata condotta una revisione della letteratura, italiana ed internazionale, utilizzando i motori di ricerca PsychINFO, Pubmed e Google Scholar. Discussione critica e conclusioni: La ricerca empirica ha condotto ad ipotizzare una nuova etichetta diagnostica all’interno del DSM-5 e ha agevolato una migliore definizione del fenomeno fornendo informazioni su possibili correlazioni con altre dimensioni diagnostiche e traiettorie evolutive. Dal punto di vista clinico sembra emergere la necessità di riconoscere e differenziare il fenomeno in sé, inserendolo in un contesto che mostra determinanti specifiche: età, durata, eventuali manifestazioni associate. Di conseguenza, l’approccio clinico non potrà prescindere da tali caratterizzazioni, e conseguentemente bisognerà porre cautela sia al versante del trattamento unicamente centrato sul sintomo sia a interpretazioni omnicomprensive.
ER  -   
