TY  -  JOUR
AU  -  Steele, Howard
AU  -  Steele, Miriam
AU  -  Murphy, Anne
T1  -  Use of the Adult Attachment Interview<BR>to measure process <BR>and change in psychotherapy
PY  -  2010
Y1  -  2010-01-01
DO  -  10.1710/484.5730
JO  -  Infanzia e Adolescenza
JA  -  Inf e Ado
VL  -  9
IS  -  1
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-1808
Y2  -  2026/05/26
UR  -  http://dx.doi.org/10.1710/484.5730
N2  -  Premesse teoriche: L’Adult Attachment Interview (AAI), sviluppata e ampiamente validata nell’ambito della psicologia evolutiva, ha una significativa rilevanza anche nell’area della ricerca in psicoterapia. In questo lavoro gli autori affrontano il problema della valutazione del processo e del cambiamento in psicoterapia mettendo l’accento sulla necessità di far riferimento alla prospettiva psicodinamica che sottolinea l’importanza di osservare i cambiamenti nel mondo interno del paziente, in particolare per quanto riguarda la capacità di stabilire relazioni soddisfacenti (oltre alla scomparsa dei sintomi). La necessità di basarsi su misure standardizzate pone l’Adult Attachment Interview come uno strumento di rilevanza significativa nell’area della ricerca in psicoterapia. Obiettivo: Obiettivo del lavoro è quello di illustrare i diversi modi in cui l’AAI può contribuire ai progressi terapeutici e alla ricerca in psicoterapia. Inoltre vuole mostrare come l’AAI, quando viene somministrata al paziente una o più volte nel corso del lavoro terapeutico, può aiutare il terapeuta ad ampliare la comprensione delle difficoltà emozionali del paziente e aprire nuove prospettive per un funzionamento più adattivo. Metodologia: Gli autori mettono a confronto i modi in cui gli psicologi sociali e gli psicologi dello sviluppo hanno operazionalizzato il concetto di sicurezza dell’attaccamento e ne discutono le implicazioni per la ricerca in psicoterapia. L’AAI viene proposta come uno strumento utile per comprendere le radici evolutive delle strategie difensive del paziente. Il protocollo dell’intervista si allinea con la visione di Bowlby secondo la quale le esperienze infantili modellano le rappresentazioni del sé e dell’altro che ci guideranno nel corso della vita. In particolare viene sottolineata l’importanza di considerare eventi come lutti o traumi, la cui mancata risoluzione – evidente nell’intervista attraverso lapsus nel monitoraggio del pensiero o del ragionamento – è presente in più del 40% dei campioni clinici finora studiati. Uno dei vantaggi più significativi dell’AAI è quello di aver operazionalizzato alcuni importanti concetti psicodinamici (patterns intergenerazionali delle relazioni, idealizzazione difensiva, lutto non risolto) e averli resi accessibili all’indagine empirica in modi nuovi. Vengono inoltre illustrate le recenti ricerche che collegano le risposte all’AAI ai diversi tipi di psicopatologia. In ambito clinico le meta-analisi su campioni clinici hanno permesso di mostrare come i disturbi internalizzanti siano prevalentemente associati a strategie insicure-preoccupate, mentre i disturbi esternalizzanti a quelle insicure-distanzianti e specificamente come il disturbo di personalità borderline sia associato prevalentemente a lutti e traumi non risolti. Le conoscenze di questi legami possono essere d’aiuto ai clinici per guidare il lavoro terapeutico. L’AAI coglie aspetti che vanno al di là dell’esperienza percepita dal paziente per toccare il livello rappresentazionale di questa esperienza precoce. Gli psicoterapeuti e i ricercatori che sono interessati al mondo interno, ai processi difensivi e alle relazioni oggettuali trovano una naturale affinità con le domande e il sistema di codifica dell’AAI. Inoltre, questa intervista deve essere considerata come un strumento per il lavoro clinico, al di là della singola modalità terapeutica. Gli autori affrontano infine alcuni aspetti significativi della codifica dell’intervista: in particolare la coerenza del trascritto, cioè la capacità di descrivere le proprie esperienze di attaccamento infantili in modo chiaro, conciso, esauriente e comprensibile secondo le massime di Grice, e la funzione riflessiva (RF), cioè la capacità di riflettere sugli stati mentali propri e altrui. Questi due aspetti possono costituire degli indicatori significativi del funzionamento mentale nel corso del trattamento psicoterapeutico. Discussione critica e conclusioni: L’AAI è nata nel contesto della ricerca evolutiva longitudinale documentando un concetto clinico fondamentale e cioè che i pattern di relazione con gli altri non solo sono identificabili ma vengono trasmessi da una generazione all’altra (natura intergenerazionale dei pattern di attaccamento). Un numero ormai ampio di ricerche, sia sul caso singolo che su trial randomizzati, suggerisce che l’AAI è un utile strumento clinico. Nell’ambito della ricerca in psicoterapia, è consigliabile che l’AAI sia somministrata all’inizio del processo terapeutico. Questa intervista può promuovere un’alleanza tra paziente e terapeuta e far emergere aspetti importanti non ancora consapevoli per il paziente. Una nuova somministrazione dell’AAI ad intervalli o alla fine del trattamento può permettere di dimostrare come la terapia abbia aiutato il paziente ad elaborare la propria storia di attaccamento infantile e a fornirne un resoconto più equilibrato, riflessivo e coerente. Da questo punto di vista l’AAI può essere un efficace indicatore dell’aumento nell’organizzazione e nella coerenza del mondo interno ed esterno del paziente.
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